LONDRA
La Chiesa d'Inghilterra ha annunciato che due preti omosessuali si sono sposati, scambiandosi gli anelli nuziali. Si è trattato della prima cerimonia religiosa di tal genere mai tenutasi in una chiesa inglese. Peter Cowell e David Lord - si sono sposati con rito tradizionale nella chiesa di San Bartolomeo il Grande, una delle più vecchie d'Inghilterra.
Love&Pride
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«La moda cambia, lo stile resta. Il mio unico, grande rimpianto è non avere inventato i blue jeans. Per il resto ho dato molto».
YSL
Saint Laurent se n'è andato a 71 anni. Ci lascia una lezione di moda capace di interpretare Picasso o Mondrian. Vestì Grace Kelly, la Deneuve e Claudia Cardinale con tocco unico.
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Addio Yves, stilista dell'arte
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All’ultimo dèfilé, sei anni fa, dopo trecento modelli che rifacevano una leggenda della moda, Catherine Deneuve cantò per lui La plus belle Histoirie d'amour c'est vous. Quella storia è finita domenica. A settantuno anni, Yves Saint Laurent ha chiuso con una vita fatta di eleganza modernamente somma e depressione profonda, forte del suo coraggio e trafitta dalla solitudine, tutta nel segno inestricabile della gioia e del dolore, nella consapevolezza che non si dia creatività senza sofferenza. Lo aveva capito subito Yves, nel ’53, quando, diciassettenne, aveva lasciato Orano, in Tunisia, dove era nato da un’aristocratica famiglia alsaziana, per approdare a Parigi, alla corte di Dior, roi incontrastato, a parte Coco Chanel, della haute couture. Erano anni sensuali e effervescenti, omosessuali e appassionati. Il giovanotto s’inebriò, complice, dell’aria del tempo. La respirò con Picasso, Cocteau, Misia Sert e Nureyev, Man Ray e Horst. E, intanto, diventava il delfino predestinato del maestro, con cui cominciava far mostra di un talento onnivoro, capace di alimentare la sua immaginazione con le suggestioni più raffinate e innovative, per farne il laboratorio di una rivoluzione della moda. Quando apparve la sua prima collezione, “Trapèze”, molti sussultarono, ma c’era già l’impronta grintosa e irriverente di un genio che voltava pagina. Pochi anni, una difficile parentesi militare in Tunisia che lo risucchiò negli anfratti bui della mente. Poi, dal ’62, una maison tutta nel suo nome, con l’inseparabile amico-socio di una vita Pierre Bergé. Saint Laurent sentiva la fragilità della sua opera. Soffriva quasi la volatilità della moda rispetto alla pittura, alla musica o all’architettura e, però, da artista, ne rivendicava orgogliosamente la capacità di generare bellezza, al servizio - ripeteva - non di un fantasma, ma delle donne. Una dedizione assoluta per loro, un amore sconfinato, lacerato dall’impossibilità, dolorosamente confessata, di poterle amare. Proprio per questo la perseguì fino in fondo, alimentandosi delle pagine di Proust e delle immagini di Mondrian e Picasso, Van Gogh e Matisse, HocKney e Warhol, ossessionato dal piacere di reinventare per la donna il guardaroba maschile. Saint Laurent con inesauribile fantasia l’ha vestita con smoking e blazer, tailleur-pantalone e giubbotti di pelle, sahariane e trench. Ha cercato di darle il potere, dopo che Coco l’aveva liberata. Di renderla altera e impenetrabile. Anche immergendola in un nero, che fosse un inno vitale e non una funebre rinuncia. Sei anni fa, dopo la delusione per l’assorbimento da parte di Francois Pinault, ferito da un gusto che trovava orribile, stanco e ammalato, Yves aveva chiuso la sua maison. Di lui ci resta l’immagine di un uomo mite e timido, con grandi, protettivi occhiali. E un sorriso triste. Un giorno, quando ricevette la Legion d’Onore, confidò di essersi ritrovato solo con il padre e di avergli chiesto perdono per non essere stato l’uomo che forse lui avrebbe voluto.
«Mio caro - gli sussurrò il père - non ha nessuna importanza».
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Love&YVS_Pride
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Questo non è un addio...
è un arrivederci...
Comunque sarò sempre presente!!!
... A Presto... Amici Blogger!!!
... ma non posterò... fino a quando avrò risolto tutti i miei conflitti!
.. è stato bello stare quì con voi...
Love&Pride
Zio|House™