* Martin Landau - com. John Koenig
* Barbara Bain - dr. Helena Russell
* Nick Tate - cap. Alan Carter
* Barry Morse - prof. Victor Bergman (I st.)
* Catherine Schell - Maya (II st.)
* Prentis Hancock - v. com. Paul Morrow (I st.)
* Tony Anholt - v. com Tony Verdeschi (II st.)
* Zienia Merton - Sandra Benes
* Clifton Jones - David Kano (I st.)
* John Hug - Bill Fraser (II st.)
* Anton Phillips - dr. Bob Mathias (I st.)
Voci e personaggi:
Spazio 1999 (titolo originale: Space: 1999) è una serie televisiva britannica di fantascienza ideata nel 1973 dalla coppia Gerry e Sylvia Anderson. I due produssero anche la prima stagione di episodi, dopodiché il sodalizio professionale si sciolse (per sopraggiunto divorzio) e la seconda stagione fu prodotta da Gerry Anderson e Fred Freiberger. La prima stagione fu realizzata tra la fine del 1973 e l'inizio del 1975. Alla produzione parteciparono la britannica ITC e l’italiana RAI; la seconda fu realizzata nel 1976 e partecipò la sola ITC.
Spazio 1999 fu l’ultima produzione della coppia inglese, che già vantava al suo attivo numerosi successi televisivi quali Thunderbirds, UFO, Stingray, Captain Scarlet, Fireball XL5 e Joe 90.
Furono realizzati 24 episodi per stagione, per un totale di 48.
Spazio 1999 fu trasmesso in Gran Bretagna e negli USA a partire dal 1975, (ma il primo episodio era stato realizzato come pilota nel 1973). In entrambi i casi non furono network ma syndication a trasmettere la serie, ragion per cui non fu mai trasmessa in contemporanea sui rispettivi interi territori nazionali. In Italia e nel resto d’Europa la serie arrivò nel 1976.
Origine:
Spazio 1999 nacque dal progetto abortito - nel 1970 - di una seconda stagione della serie UFO. Gerry Anderson aveva in mente un sequel di detta serie, in cui il comandante Straker sarebbe riuscito a realizzare una base lunare della SHADO ben più grande di quella operativa nel 1980. La serie avrebbe dovuto chiamarsi UFO: 1999 ma non trovò mai il favore di chi avrebbe dovuto finanziarla, per cui il progetto venne prima accantonato e in seguito ripreso e trasformato drasticamente.
Storia e personaggi:
Il 9 settembre 1999 il comandante John Koenig prende il comando della base lunare Alpha, un’installazione creata per scopi di ricerca scientifica nello spazio. È avvertito del fatto che vi sono scorie nucleari instabili nella faccia opposta della Luna, quella nascosta alla Terra. Ma non fa in tempo a intervenire: il 13 settembre le scorie provocheranno una tremenda esplosione, così violenta da provocare l’uscita della Luna dall’orbita terrestre. Il satellite inizia così un girovagare nel sistema solare e anche oltre, e nel corso di questo andare senza meta l’equipaggio della base verrà a contatto con civiltà aliene più o meno ostili, forme di vita insolite, e non mancherà talora qualche riflessione sul senso ultimo della vita. Ad affiancare il comandante Koenig (Landau) la dottoressa Helena Russell (Barbara Bain), capo dello staff medico. I due americani non nascondono una certa attrazione reciproca (nella vita erano realmente sposati all’epoca). L’australiano (sulla scena e nella vita) Alan Carter (Nick Tate) è il leale comandante della flotta di Aquile: al momento dell’esplosione si trova in volo tra la Terra e la Luna e potrebbe tornare sulla Terra, ma preferisce seguire la sorte dei suoi compagni di base; lo scozzese Paul Morrow (Prentis Hancock) è il vice comandante della base e addetto alle telecomunicazioni; nella seconda serie sarà sostituito da Toni Verdeschi (Tony Anholt). Infine il dottor Victor Bergman (Barry Morse), uno studioso e scienziato che si trova sulla base per esaminare e studiare le nuove scoperte fatte dal personale di ricerca sulla Luna.
Nella seconda stagione il dottor Bergman scompare - verosimilmente deceduto - e l’equipaggio farà la conoscenza di Maya (Catherine Schell), ultima superstite di un pianeta e di una civiltà distrutte e ormai senza più un posto dove vivere. Maya diverrà parte dell’equipaggio e sfrutterà appieno la sua caratteristica, quella di essere una mutaforma, per assumere le più disparate sembianze e venire spesso in soccorso degli altri protagonisti. Anche Maya prova attrazione - ricambiata - per un membro dell’equipaggio, il citato Toni Verdeschi, anche se la differenza di natura tra i due è spesso causa di piccole incomprensioni e gelosie che danno colore agli episodi della seconda stagione.
Effetti speciali e colonna sonora:
La produzione degli effetti speciali fu molto accurata. La serie utilizzava soluzioni di alto livello in particolare per quanto riguarda il design delle Aquile e l’arredamento futuristico degli interni. Il direttore degli effetti speciali Brian Johnson e buona parte del suo team lavorarono in seguito per i film "Alien" e "L'Impero colpisce ancora". Tutte le astronavi e i veicoli presenti nella serie erano modelli in scala realizzati con grande attenzione. Sebbene concepiti per essere inseriti in una serie TV erano della migliore qualità cinematografica. Unico veicolo utilizzato in scala 1:1 era il Moon Buggy, una sorta di ATV a 6 ruote che gli alphani utilizzavano per gli spostamenti sul suolo lunare. Il veicolo in realtà derivava da un veicolo anfibio denominato Amphicat. La produzione ne apportò poche modifiche tra le quali la colorazione in giallo in sostituzione dell'originale rosso, poco visibile sullo sfondo del suolo lunare ed in considerazione anche del fatto che in molti paesi dove Spazio 1999 andava in onda le trasmissioni erano ancora in bianco e nero (Italia compresa). Gran parte della colonna sonora, compresi i titoli di apertura e chiusura della prima stagione, furono composti da Barry Gray, che già aveva composto le musiche di Thunderbirds, UFO e molte altre serie degli Anderson. Altre musiche furono composte da Ennio Morricone per la versione cinematografica italiana. Per la seconda stagione fu chiamato invece Derek Wadsworth.
Partecipazioni straordinarie :
A fianco del cast fisso, alcuni celebri attori apparvero nella serie: Christopher Lee, Joan Collins, Peter Cushing, Ian McShane, Brian Blessed e, relativamente all’Italia, nella prima stagione (coprodotta dalla RAI) comparvero Carla Romanelli, Orso Maria Guerrini, Gianni Garko e Giancarlo Prete.
La serie all’estero:
Come detto, Spazio: 1999 fu trasmesso fuori dalla Gran Bretagna a partire dal 1976. In Francia è conosciuta come Cosmos: 1999, in Danimarca come Månebase Alpha, in Portogallo e Brasile è nota come Espaço: 1999, i Tedeschi la chiamarono Mondbasis Alpha 1, gli Spagnoli Espacio: 1999; per gli Svedesi fu Månbas Alpha 1999, per i Polacchi Kosmos 1999. In Finlandia la serie uscì col titolo di Avaruusasema Alfa e in Argentina e Cile Cosmos 1999. Una versione doppiata in Afrikaans esiste per il mercato Sudafricano, dal titolo Alpha 1999.
Critiche:
Le critiche alla serie consistettero essenzialmente nel rimarcare la sua implausibilità scientifica, cosa questa accettabile nel caso di serie televisiva concepita per scopi di intrattenimento e non di divulgazione. Prescindendo dal fatto che nell’esperienza pratica non si è mai verificato il caso di esplosione di scorie nucleari, si elencano qui le critiche più significative, tutte relative al comportamento della Luna
* lo scienziato e scrittore Isaac Asimov sostenne - peraltro non senza ragione - che un’esplosione tanto forte da spostare la Luna fuori dall’orbita innanzitutto la spaccherebbe come minimo in due, e in secondo luogo creerebbe un’incredibile pioggia di detriti sulla Terra (anche se, riguardo agli effetti sul pianeta, nel primo episodio Separazione, le notizie provenienti dalla Terra durante l'allontanamento della Luna dall’orbita parlano di sensibili oscillazioni dell’asse di rotazione dovute al venir meno dell’effetto stabilizzatore dell’orbita esercitato sul pianeta dalla Luna).
* lo scrittore Harlan Ellison ebbe buon gioco a obiettare che un’esplosione sul lato oscuro (quello opposto alla faccia visibile dalla Terra) tanto potente da strappare il satellite dall’orbita, non l’avrebbe lanciato nello spazio, bensì spinto verso la Terra.
Inoltre, se si accetta l’idea che la Luna viaggi verso sistemi solari diversi, ci vorrebbero anni prima di arrivare in prossimità di un’altra stella, anche se l’esplosione avesse lanciato la Luna a una velocità prossima a quella della luce. Gli sceneggiatori fecero spesso ricorso, per ovviare a ciò, a vari agenti di “curvatura” spaziale, compreso un non meglio specificato «Sole nero» che giustificasse il trasferimento verso altre zone dello spazio (spesso con esiti drammatici). Rimangono comunque altre licenze narrative affatto implausibili quali l’atmosfera creata dagli alieni sulla Luna al fine d’impedire che gli abitanti di Alpha si trasferissero sul loro pianeta (L’ultimo tramonto): il nostro satellite è troppo piccolo e ha troppo poca forza gravitazionale per poter trattenere una qualsivoglia atmosfera, respirabile o meno.
In realtà, trattandosi di una serie di fantascienza, molti sceneggiatori hanno risposto in maniera molto semplice alle obiezioni di carattere scientifico: se ci si fosse attenuti alle sole leggi della fisica, la Luna non avrebbe mai lasciato l’orbita e, in definitiva, quando si ha a che fare con serie come Spazio: 1999 (oppure con Star Trek, dove si fa ampio riferimento a viaggi nel tempo) ci si può concedere una sospensione dell’incredulità, senza la quale sarebbe di fatto impossibile qualsiasi narrazione di carattere fantascientifico.
I rovesci della seconda stagione:
Detto eufemisticamente, la seconda stagione fu problematica. Dopo il divorzio degli Anderson, ad affiancare Gerry fu chiamato Fred Freiberger, già noto - per non dire famigerato - ai fan per aver prodotto e causato il flop della terza stagione di Star Trek, l’ultima stagione dell’Uomo da sei milioni di dollari e la prima stagione di Wild Wild West, prima di essere licenziato per divergenze artistiche e guadagnarsi dai fan delle serie l’appellativo di Serial killer (assassino di serie, sottinteso, televisive).
Le differenze, apprezzate da alcuni, criticate da molti, si videro subito. Alcuni membri del cast della prima stagione, Barry Morse, Prentis Hancock e Clifton Jones lasciarono la serie. L’abbandono di Morse fu dovuto a discussioni sull’entità dell’ingaggio, ma l’attore inglese fu felice comunque di andarsene e disse ad Anderson: «Preferisco lavorare per un po’ con gente adulta». Al suo posto, l’ungherese Catherine Schell. Anche Alan Carter avrebbe dovuto lasciare la serie, ma il gradimento dei suoi fan convinse la produzione a tenerlo al suo posto. Anton Phillips (il dr. Mathias) sparì dopo due episodi per far spazio al dr. Ben Vincent e poi al dr. Ed Spencer. Anche la presenza di Zienia Merton (Sandra Benes) è intermittente, sostituita alternativamente da Yasko e da Alibe.
Nessuna spiegazione venne data per giustificare la sparizione di tali personaggi (in America questo viene chiamato Sindrome di Chuck Cunningham dal nome del figlio maggiore - sparito senza lasciare traccia - dei coniugi Cunningham in Happy Days). Pare che gli sceneggiatori della seconda stagione avessero scritto da qualche parte che Morrow e Kano erano morti nell’incidente occorso a un’Aquila, ma nei dialoghi della serie non si fa mai menzione di ciò, così come non si parla della morte di Bergman.
Il personaggio di Maya fu creato per introdurre una specie di punto di vista esterno sul comportamento umano, sulla falsariga di quanto già realizzato in Star Trek con il personaggio del signor Spock e, più avanti con il signor Data. Geniale come Spock, Maya non ne ricalca tuttavia la razionalità, e anzi mostra sovente attrazione per gli umani (in particolare Tony Verdeschi).
Essendo Americano, Fred Freiberger privilegiava l’azione e l’avventura. «Nella prima serie», disse, «potevate vedere il tipico show inglese, privo di storia, con la gente in piedi a parlare. Nel primo episodio che produssi tirai all’estremo l’azione e i personaggi, tanto per dire che “1999” può rispettare l’idea tipicamente americana di ciò che uno spettacolo d’azione e avventura dovrebbe essere». Tutto il cast in blocco si mostrò insoddisfatto della qualità del canovaccio. Martin Landau proprio non gradiva il modo come gli episodi erano stati scritti: «Hanno cambiato tutto perché un gruppo di capoccioni americani ha deciso che la serie deve fare qualcosa che a dir loro la renda commerciabile. Fred Freiberger qualcosa di buono lo fece, ma nel complesso non credo che il suo apporto fu positivo, penso che in realtà introdusse un metodo di lavoro commerciale e molto convenzionale».
Era in progetto una terza stagione, ma la caduta dell’indice di gradimento, unita a un disinteresse degli sponsor e della distribuzione, causarono la cancellazione della serie con l'episodio "I dorconiani".
Messaggio da Base Lunare Alpha:
Il 13 settembre 1999, durante Breakaway, la convention di fan della serie, fu proiettato un cortometraggio intitolato Message from Moonbase Alpha (Messaggio da Base Lunare Alpha). Scritto da Johnny Byrne, uno dei più prolifici sceneggiatori della serie originale, e prodotto dai fan, era un toccante panegirico interpretato da Zienia Merton, l'analista dati Sandra Benes nella serie, nel quale si diceva che gli Alfani erano stati costretti a trasferirsi su un pianeta alieno, ribattezzato Terra Alpha, lasciando un ultimo, accorato messaggio di saluto alla Terra prima che la Luna, lasciasse l’orbita del pianeta. Le riprese furono effettuate il 29 agosto 1999 in un set allestito nella casa di un fan, ricostruendo fedelmente i pannelli dei computer di Alpha. Originariamente, si pensava che tale cortometraggio avrebbe dovuto costituire il germe di un possibile sequel della serie, ambientato sul nuovo pianeta in un futuro localizzato intorno a circa venticinque anni dopo il messaggio. I personaggi sarebbero stati i figli di coloro che si trovavano sulla base lunare Alpha, ma il progetto non prese piede nonostante le premesse e l’entusiasmo dei fan: tale cortometraggio era, infatti, null’altro che la vera fine di Spazio 1999. Per via della citata cancellazione della serie il racconto era rimasto incompleto. Si rese così opportuno produrre un episodio che fungesse da chiusura, anche se in effetti il saluto della Benes suona più come un arrivederci che non un addio.
Il finale mai realizzato:
Esiste un possibile finale di Spazio 1999, mai realizzato, dal titolo Children of the Gods (Figli degli Dèi): in un futuro lontano (il XXIV secolo) i discendenti degli Alphani si sono stabiliti su un nuovo pianeta e da lì hanno iniziato a colonizzare altri mondi. Una civiltà aliena più avanzata sorveglia questa espansione e, per sondare la natura dei discendenti della razza umana terrestre, ne rapisce due bambini e li fornisce dei poteri di cui essa dispone, e lascia che essi si sviluppino secondo i propri naturali istinti. Li rimanda poi indietro nel tempo al XXI secolo su Alpha, dove essi mostrano momenti di perfidia (che mettono in grave pericolo la sopravvivenza della comunità alphana) alternati a generosità, enfatizzati dai poteri di cui essi dispongono. Il comandante Konig riesce alfine a scoprire che tali bambini sono in realtà discendenti della colonia lunare che abbandonò l’orbita terrestre nel settembre del 1999, e che essi sono parte dell’esperimento che la civiltà aliena sta conducendo sugli umani: se i bambini distruggeranno la vita sulla base lunare, essa non avrà discendenza e la razza umana si distruggerà, dimostrando che non meritava di proseguire la specie. Un inaspettato atto di sacrificio da parte di uno dei due bambini, tuttavia, convincerà l’osservatore alieno che nella razza umana si può trovare qualcosa di buono e quindi lascerà che la specie si riproduca. Ciò prelude a un contatto tra umani e alieni nel futuro e in una loro pacifica convivenza.
Gli episodi:
Non esiste un vero ordine di trasmissione, l’unica sequenza certa essendo quella di produzione degli episodi. In genere si conviene che, per quanto riguarda la prima stagione, il primo episodio dovrebbe essere Separazione e, per la seconda stagione, Psycon. Quello che segue è l’ordine in cui gli episodi furono programmati originariamente in Gran Bretagna. Per quanto riguarda l’Italia, l’ordine è quasi aderente a quello di produzione, con piccole variazioni. A partire dal 2000 la serie è stata ritrasmessa dall’emittente satellitare Jimmy rispettando l’ordine di produzione degli episodi. Gli attori italiani citati in precedenza compaiono nei seguenti episodi: Il dominio del drago (Gianni Garko nella parte di Tony Cellini); Il testamento degli Arcadi (Orso Maria Guerrini nella parte di Luke Ferro); Fantasma su Alpha (Giancarlo Prete nella parte di Dan Mateo); Il cervello spaziale (Carla Romanelli nella parte di Melita Kelly).
I Dead or Alive sono un gruppo musicale britannico (all'inizio tendente, genericamente, alla new wave), originario di Liverpool, che ha raggiunto una grande popolarità negli anni ottanta, nel Regno Unito, in Europa e nel resto del mondo, mantenendola per tutti gli anni novanta in Giappone, dove il quartetto ha infranto qualsiasi record stabilito prima da artisti o gruppi, soprattutto con l'album intitolato Nude. La fama della band è dovuta soprattutto al singolo Numero Uno mondiale "You Spin Me Round (Like a Record)", uno dei primissimi grandi successi realizzati dal trio di produttori inglese costituito da Mike Stock, Matt Aitken e Pete Waterman, maggiormente noto con il nome collettivo di Stock, Aitken & Waterman (o con il relativo acronimo, variamente scritto SAW o S/A/W). Il gruppo, da sempre e tuttora, identificatosi con la figura carismatica del suo leader, Pete Burns, che nel periodo più recente è rimasto praticamente l'unico componente originario (assieme a Steve Coy) a portare avanti il nome del gruppo, si è distinto, nella decade patinata dei gender-bender, per un tipo di musica per lo più riconducibile ai vari generi e sottogeneri del pop e del rock, e di conseguenza al genere ibrido del cosiddetto pop rock, con accenni e venature di progressive, in special modo agli albori del progetto, prima di approdare a un sound più orientato verso la dance, la acid house, l'elettronica e, soprattutto, la fase embrionale dell'Europop, di cui S/A/W sono stati i più famosi promotori, nel periodo a cavallo tra gli anni ottanta e gli anni novanta.
I componenti
Del gruppo, i cui membri storici si sono ormai ridotti a un duo (a cui si è però aggiunto un terzo nuovo elemento, a partire dal 1996), fanno o hanno fatto parte, nel corso del tempo, i seguenti musicisti:
* Pete Burns (dal 1980 fino ad ora): voce del gruppo e principale compositore dei brani, soprattutto dei testi (piuttosto interessanti da un punto di vista strettamente letterario, nonostante il leader, interrogato sul significato delle parole delle sue canzoni, abbia spesso, più o meno auto-ironicamente, dichiarato che "Non significano assolutamente niente"). Burns non ha mai suonato alcuno strumento, ma in alcuni video è comparso imbracciando una chitarra elettrica, che però fa soltanto finta di suonare. Come accennato, e come d'altronde universalmente noto, Pete è sempre stato l'elemento principale del gruppo, e gli altri membri sono stati, per lo più, oscurati dalla sua figura prorompente ed eccessiva, in maniera di gran lunga maggiore, rispetto a quanto è successo al gruppo inglese dei Culture Club, i cui componenti sono, pian piano, riusciti a far conoscere al pubblico almeno i loro nomi, nonostante, anche in quel caso, l'attenzione dei media e dei fans fosse grandemente concentrata sul cantante solista Boy George, il più illustre dei gender bender dell'epoca, se non addirittura il capostipite, anche se Pete Burns non sarebbe affatto d'accordo sulla precedenza cronologica o sulla maggiore risonanza, rivendicando da sempre la sua genuina originalità e addirittura accusando Boy George di aver copiato il suo stile unico e inimitabile.
* Wayne Hussey (1982-1984): chitarrista, è stato uno dei primi membri della band, scrivendo la maggior parte delle canzoni nel periodo 1982-1983. Hussey ha lasciato il gruppo all'inizio del 1984, per unirsi a The Sisters of Mercy, con i quali è rimasto soltanto un anno; successivamente, alla fine del 1985 formerà la band di rock alternativo nota come The Mission, che otterrà un discreto successo di nicchia.
* Mike Percy (1982-1990): bassista della formazione storica, Percy viene notato innanzitutto per la particolare acconciatura (siamo negli anni ottanta, dove, come è risaputo, i particolari formali ed esteriori in genere hanno sempre la meglio sul contenuto, la sostanza, l'essenza - e il resto... non conta!), oltre che per aver scritto praticamente tutte le canzoni dei Dead or Alive comprese nel periodo che va dal 1984 al 1990. È stato proprio lui a scrivere e a suonare la traccia di base, su cui si innesteranno, in un secondo, forse ancòra più ispirato momento, le voci e il resto degli strumenti, che daranno vita al mega-successo planetario di "You Spin Me Round (Like a Record)".
* Steve Coy (1982 fino ad ora): batterista della formazione storica, è il più giovane componente della band. Coy ha composto gran parte delle basi musicali per il gruppo, ma non si è mai interessato alla scrittura dei testi. A partire dal 1996, Steve inizierà a produrre da sé i videoclip dei Dead or Alive, incominciando dalla cover di David Bowie, "Rebel Rebel", inserita nell'album intitolato Nukleopatra (il cui primo singolo estratto, "Sex Drive", rappresenterà un grandissimo successo per la formazione britannica in Italia).
* Tim Lever (1983-1990): tastierista della formazione storica, il cui vero nome è Timothy Lever. Il musicista suona anche il sassofono e vari tipi di chitarra, e, assieme al chitarrista Mike Percy, è stato responsabile di gran parte del lavoro di composizione per il gruppo.
* Sue James (1980-1981): basso.
* Joe Musker (1980-1983): batteria.
* Martin Healy (1980-1983): organo elettrico.
* Adrian Mitchell (1980-1981): chitarra.
* Peter Oxendale (1990-1995)
* Jason Alburey (1996-fino ad ora): nel 1996, ha sostituito sia Percy che Lever, usciti dal gruppo nel 1990. Alburey, rimpiazzando i due colleghi uscenti, negli incarichi legati alla composizione strettamente musicale, è stato a dir poco fondamentale nella formazione del suono più moderno e al passo coi tempi degli ultimi Dead or Alive. Jason compare anche nel video girato per la ristampa del 2006 della hit storica della band, "You Spin Me Round (Like a Record)", anche se non ha mai avuto nulla a che fare con il brano stesso.
La storia del gruppo in breve
Dopo un periodo di orientamento musicale piuttosto rock underground, tendente quasi al progressive, nel 1983, il gruppo firma con una major, la CBS/Epic Records (poi Sony Music), cominciando a dirigersi verso un suono più dance. Si fa conoscere al grande pubblico inglese nel 1984, con una cover di "That's the way (I Like It)", della KC and the Sunshine Band, mentre, un anno più tardi, nel 1985, otterrà il riconoscimento mondiale, grazie a una delle canzoni più celebri degli anni ottanta, "You Spin Me Round (Like a Record)", conosciuta anche, senza il sottotitolo parentetico, soltanto come "You Spin Me Round", primo grande successo anche per il trio di produttori che la realizza, Mike Stock, Matt Aitken e Pete Waterman, cha di lì a poco diventeranno il trio di produttori per antonomasia (vedi Stock, Aitken & Waterman).
Il successo presso il grande pubblico corrisponde al periodo di stabilità interna del gruppo (1984-1989). Dopo il 1989, la situazione diventerà invece alquanto instabile, e i Dead or Alive cadranno nel dimenticatoio, tranne che nell'ambiente gay, in cui Pete diventa, fin da sùbito, un'icona indiscussa e costantemene amata, e in Giappone, dove anzi la band polverizzerà tutti i record possibili ed immaginabili, con l'album "Fan the Flame (Part 1)", uscito lì nel 1990, ma mai pubblicato in Europa, neanche dopo l'enorme successo giapponese. Nel 2006, Pete Burns comparirà sulla televisione britannica, partecipando alla versione inglese del Grande Fratello VIP, classificandosi quinto nella puntata finale.
Biografia musicale completa Gli inizi
I Dead or Alive (noti anche con il breve acronimo colloquiale DOA, scritto anche D.O.A., da non confondere con l'omonima band punk dei D.O.A.) nascono nel 1980, a Liverpool, da un'idea di Pete Burns, incoraggiato da una serie di produttori musicali locali a mettere su un gruppo, sfruttando il suo look oltraggioso. Nonostante le continue insistenze, soltanto nel 1978, dopo essere stato in sala prove con alcuni amici, Burns si era effettivamente reso conto di avere una voce davvero potente e piuttosto intonata, a tal punto da formare sùbito una sua band, con due amici, Julian Cope e Pete Wylie. Il trio, con il nome di «The Mystery Girls», fa un solo concerto e si scioglie sùbito dopo. Nel 1979, Burns ci riprova, tornando alla carica con una nuova formazione, i «Nightmares In Wax», dalle sonorità gothic post-punk. Il marchio «Nightmares in Wax» pubblica la sua unica fatica, l'EP 7" intitolato "Birth of a Nation", con tre tracce, a cavallo tra 1979 e 1980.
Nel 1980, pochi istanti prima di registrare una session radiofonica per John Peel, Burns avrà un vero e proprio colpo di genio, modificando il nome della band nel più musicale e commerciale «Dead or Alive». Il gruppo subirà numerosi cambiamenti nell'organico, nel corso dei tre anni successivi, registrando, nel frattempo, una serie di singoli indipendenti, di scarso successo dal punto di vista musicale, ma che daranno comunque i loro frutti, vale a dire un'enorme pubblicità all'immagine del cantante. Pian piano, infatti, l'aspetto eccentrico di Pete incomincia ad attirare l'attenzione, suggerendo spesso dei paragoni con Boy George, futuro cantante solista nel gruppo dei Culture Club, ma già stella affermata sulla scena underground delle discoteche e abbastanza conosciuto nel campo della moda. I due artisti si ritroveranno a frequentare, loro malgrado, gli stessi club, di orientamento new romantic, all'inizio degli anni ottanta, diventando, ben presto, acerrimi rivali: tutti e due pretenderanno infatti di essere stati i primi ad assumere l'immagine asessuata che li connoterà per tutta la vita come i più famosi gender-bender della decade, e forse di tutti i tempi, e ciascuno accuserà l'altro di avergli rubato o copiato l'idea.
Quando, finalmente, i singoli dei Dead or Alive inizieranno a piazzarsi nelle posizioni più alte delle classifiche riservate alle etichette indipendenti, cosiddette indie charts, la Epic Records non tarderà ad accorgersene, ingaggiando la band, nel 1983. La prima canzone ad essere pubblicata per la nuova etichetta è il singolo intitolato "Misty Circles", che però non riuscirà nemmeno ad entrare in classifica. A questo punto, il gruppo consiste in un quintetto, formato da Pete Burns alla voce, Mike Percy al basso, Tim Lever alle tastiere e al sax, Steve Coy alla batteria, e Wayne Hussey alla chitarra, il tipico organico pop rock dell'epoca. I due singoli successivi, "What I Want" e "I'd Do Anything", otterranno i medesimi deludenti risultati di classifica, riuscendo però stavolta a diventare entrambi dei grandi successi nelle discoteche.
L'album di debutto, dal curioso titolo di Sophisticated Boom Boom, esce nel mese di maggio del 1984. Tra i 10 brani, risalta la cover del grande successo del 1975 di KC and the Sunshine Band, intitolato "That's the Way (I Like It)", che diventerà il primo Top 40 britannico per i Dead or Alive. Poco prima dell'uscita del long playing, il chitarrista, Wayne Hussey, abbandona il gruppo, nonostante il ruolo notevole, da lui ricoperto, nella composizione di gran parte dei pezzi inclusi sull'album, e nonostante il successo alle porte. "That's the Way (I Like It)" raggiunge infatti il Numero 22 nella classifica inglese dei singoli, mentre Sophisticated Boom Boom arriva fino al Numero 29 nella relativa classifica degli album.
Il successo commerciale
Ormai un solido quartetto, nel 1985 i Dead or Alive pubblicano il loro secondo album Youthquake, prodotto dall'allora nascente trio di produttori Stock, Aitken & Waterman (SAW o S/A/W). Il primo singolo, "You Spin Me Round (Like a Record)", diventa Numero 1 nella classifica dei singoli britannica, dopo essere rimasta fuori dal Top 40 per oltre due mesi dopo la sua uscita; la canzone rappresenta, oltre che la prima Numero 1 del gruppo, anche la prima Numero 1 di SAW e rimane una delle più suonate nelle discoteche, a distanza di due decadi. Il brano raggiunge il Numero 11 negli USA, il Numero 3 in Australia e in Italia, entrando nella Top 10 di moltissimi altri paesi, in tutto il mondo. Altri tre singoli verranno estratti dal lavoro, "Lover Come Back to Me" (Numero 24 in Italia), "In Too Deep" e "My Heart Goes Bang (Get Me to the Doctor)", diventando tutti degli enormi successi dance.
Nel 1987 i Dead or Alive pubblicano il terzo album, Mad, Bad and Dangerous to Know, anche questo prodotto da SAW. Il disco comprende una delle canzoni più conosciute della band, "Brand New Lover" (successo minore in Italia, al Numero 44) che ottiene molto più successo oltre oceano, raggiungendo il Numero 15 negli USA, piuttosto che nella madrepatria, dove non andrà oltre il Numero 31. Anche dal secondo album, vengono estratti altri tre singoli, tutti quanti i quali daranno origine a un gran numero di controversie. Il più fortunato dei tre sarà "Something in My House", Numero 12 in Gran Bretagna, dalle tonalità gothic piuttosto accentuate, e con una copertina che raffigura Pete Burns davanti a quello che ha tutta l'aria di essere un altare satanico, con tanto di crocifisso rovesciato. Una versione 12" della canzone, il cosiddetto «Mortevicar Mix», contiene il campionamento di un dialogo tratto dalla traccia sonora del film L'esorcista. Il terzo singolo, "Hooked on Love", non godrà di una grandissima promozione, a causa di una presunta post-produzione, anche questa eccessivamente "gothic", non approvata dalla casa discografica, e non riuscirà ad andare oltre la UK Top 70, debole anche di un video ricavato da spezzoni dei video precedenti. La copertina realizzata per il quarto singolo, "I'll Save You All My Kisses", presentava originariamente una foto di Pete, con una cintura di metallo con la scritta «Sex» tenuta davanti alle labbra, ma la Epic decide di coprire la parola "sesso" con un adesivo che riporta invece la parola «Kiss» ("bacio"), dopo le ripetute proteste dei commercianti. Anche il relativo videoclip provocherà scandalo e disapprovazione, e verrà addirittura bandito dall'emittente musicale MTV, a causa del contenuti apertamente gay, con Burns ripreso in aderentissimi pantaloni neri e un giubbino di pelle in tinta, mentre canta la canzone da un campo di baseball, e una serie di uomini, alcuni dei quali a torso nudo, si aggrappano alle reti divisorie e lo osannano. A dispetto di questi ostacoli, comunque, la band continua ad ottenere un grande successo di classifica in Australia, in Europa e, in particolar modo, in Giappone, dove i quattro raggiungeranno lo status di vere e proprie superstar, con ben 18 singoli Numero 1 in totale, 17 dei quali praticamente consecutivi: escludendo la ristampa del 1984 di "What I Want" e il remix del 1996 di "You Spin Me Round", sarà proprio la controversa "I'll Save You All My Kisses" ad interrompere, nel 1987 la serie, altrimenti ininterrotta.
Nel 1988, l'anno della consacrazione giapponese, i Dead or Alive chiudono il rapporto lavorativo con Stock, Aitken e Waterman, e nel 1989 pubblicano il quarto album, l'auto-prodotto Nude, contenente il grandissimo successo giapponese "Turn Around & Count 2 Ten", che rimane per ben 17 settimane al Numero 1 nella classifica dei singoli del Sol Levante. A questo primo singolo, che esce molti mesi prima del relativo long playing, seguirà "Come Home with Me Baby", Numero 1 in Brasile. Ovunque, il brano sarà un enorme successo nei club, ma non riuscirà ad ottenere un gran numero di passaggi radiofonici, in parte a causa delle reazioni negative provocate dalla tendenza della canzone ad incoraggiare il sesso occasionale, in tempi in cui la consapevolezza e la lotta contro l'AIDS stavano aumentando considerevolmente. Il terzo singolo, "Baby Don't Say Goodbye", raggiungerà invece il Numero 10 nella classifica dance negli USA.
Lavori posteriori
Il 1990 vede l'uscita del quinto album della band, intitolato Fan the Flame (Part 1), pubblicato soltanto in Giappone, e al quale non farà mai séguito alcuna «Part 2», secondo una delle più tipiche tradizioni anglo-sassoni (cfr. per esempio, Listen without prejudice vol. 1 di George Michael e The Unrecoupable One Man Bandit Volume One di Boy George). L'album rappresenta una rottura più o meno radicale nello stile musicale fino ad allora promosso dai Dead or Alive: al posto dei consueti ritmi Hi-NRG e dance, il lavoro presenta un orientamento maggiormente disco, genere tipico dell'ultima parte degli anni settanta, combinato con uno stile vocale tendente invece verso la più recente musica lounge. Da Fan the Flame (Part 1), vengono estratti tre singoli: "Your Sweetness (Is Your Weakness)", "Gone 2 Long" e "Unhappy Birthday/Total Stranger". Il long playing si distingue comunque per il fatto di contenere la primissima (e finora unica) ballata mai realizzata dai Dead or Alive, una traccia piuttosto suggestiva, e per certi versi natalizia (anche se il testo narra in realtà di una storia d'amore finita male, ambientata nel periodo di Natale), intitolata "Blue Christmas"; la canzone, che chiude l'album, è una composizione originale della band, da non confondere con la celebre omonima "Blue Christmas" di Elvis Presley.
Per diversi anni, i Dead or Alive restano per lo più inattivi, senza registrare brani di studio inediti, finché, nel 1993, Pete Burns riemerge come cantante, su un singolo realizzato dal gruppo italiano techno dei Glam. Burns partecipa anche alla composizione del brano, intitolato "Sex Drive", che diventerà un grandissimo successo dance, arrivando fino al Numero 1 della classifica dance italiana, e verrà inserito anche nel nuovo, sesto album dei Dead or Alive, Nukleopatra. Burns e Coy dànno poi vita a un progetto sotto pseudonimo, pubblicando, con il nome di «International Chrysis», il singolo rappresentato dalla cover di un brano di David Bowie, "Rebel Rebel", nel 1994 (una popolare versione del pezzo era già stata realizzata da Billy Idol, negli anni '80).
Anche se il singolo "Rebel Rebel" è di fatto un brano dei Dead or Alive a tutti gli effetti, nonostante lo pseudonimo adottato, il marchio vero e proprio, «Dead or Alive», ritorna l'anno successivo, nel 1995, quando la band risorge per la pubblicazione del citato sesto album, Nukleopatra, attesissimo dal vasto séguito di fans del gruppo. Oltre a nuove canzoni, il disco presenta una serie di brani già editi in precedenza, tra cui le summenzionate "Rebel Rebel" e "Sex Drive", nonché due tracce originariamente incluse sull'album giapponese, Fan the Flame (Part 1), per l'esattezza i due singoli "Gone 2 Long" e "Unhappy Birthday". Il lavoro comprende anche una cover del pezzo "Picture This", della band americana dei Blondie (da non confondere con l'omonimo album del gruppo scozzese dei Wet Wet Wet). Inizialmente uscito soltanto in Giappone, Nukleopatra, a differenza del suo predecessore, verrà pubblicato anche in Australia, Singapore, Sud Africa, Francia e Stati Uniti, con altrettante diverse copertine, ordine e composizione delle tracce, e versioni differenziate dei brani (un vero sogno ed incubo, al tempo stesso, per i numerosi fans, soprattutto europei, che già avevano dovuto faticare non poco per accaparrarsi una copia dell'introvabile Fan the Flame (Part 1), disponibile soltanto come prodotto d'importazione, ed anche in quel caso, estremamente raro e costoso); molte edizioni di Nukleopatra, tra l'altro, contenevano anche uno o più remix della Numero 1 storica del gruppo, la celeberrima "You Spin Me Round (Like a Record)".
Nel 2000, i Dead or Alive pubblicano il nuovo Fragile, che può essere considerato come il settimo album di studio della band, anche se in realtà si tratta di una compilation di remix, contenente diverse tracce inedite e cover di brani di altri artisti e band, tra cui "Even Better Than the Real Thing", degli U2, e "I Promised Myself", di Nick Kamen. Un secondo album di remix, intitolato Unbreakable, verrà pubblicato nel 2001, a cui seguirà la raccolta di successi Evolution - The Hits, nel 2003, contenente, tra le varie altre cose, un ulteriore nuovo remix di "You Spin Me Round (Like a Record)". Entrambe le compilation, per la prima volta dai tempi di Nude, verranno pubblicate nel Regno Unito, e "You Spin Me Round (Like a Record)" si riaffaccerà nelle classifiche britanniche, rientrando nella Top 40.
Nel 2004, Pete Burns ottiene un successo come solista, con il singolo, prodotto dai Pet Shop Boys (che già avevano prodotto il brano portante della colonna sonora di "The Crying Game" - in Italia, La moglie del soldato - per il rivale di sempre, Boy George), intitolato "Jack and Jill Party". Nonostante la pubblicazione sia avvenuta esclusivamente tramite il sito Web dei Pet Shop Boys, il singolo riuscirà ad entrare, in extremis, nella classifica britannica dei singoli, esattamente al Numero 75, diventando un popolare successo underground nelle discoteche.
Dead or Alive in concerto
Nel 1987, la band parte per un tour mondiale, che prevede una lunga serie di concerti in Europa, Giappone e USA. Le date giapponesi di Tokyo e di Osaka vengono riprese e montate in un filmato, pubblicato in videocassetta, con il titolo di Rip It Up! Live, da non confondere con la successiva omonima raccolta di studio Rip It Up!. Per la tournée, il gruppo prepara diverse versioni remix dei propri brani migliori, compresi il primo e l'ultimo singolo del 1984, "You Spin Me Round (Like a Record)" e "My Heart Goes Bang" - quest'ultima, tra l'altro, era già stata ampiamente remixata nella versione del singolo, e pubblicata su tale formato con il titolo espanso leggermente alterato, o meglio con l'aggiunta di un sottotitolo, "My Heart Goes Bang (Get Me to the Doctor)".
All'epoca, tutti credevano che il concerto fosse interamente in playback, mentre alcune parti dello show erano effettivamente dal vivo ed altre pre-registrate, oppure eseguite in lip-sync dal cantante o mimate da un paio di ballerini, improvvisati, ma secondo un copione ben preciso e seguìto alla lettera, sensuali musicisti. In pratica, mentre Pete cantava in playback, limitandosi al lip-sync, il resto della band (Coy, Lever e Percy) suonava le basi live, e a una coppia di ballerini erano affidati gli assoli di chitarra, che i due non dovevano far altro che mimare, simulando però una specie di amplesso con le chitarre stesse. In realtà, infatti, la funzione principale dei due ragazzi non era comunque né quella di ballare, né quella di fingere di suonare gli assoli, o almeno non esclusivamente: i due ballerini avevano invece proprio lo studiato còmpito, ben più importante ai fini scenici, di ammiccare davanti alle telecamere, e di spogliarsi praticamente nudi, strappandosi i vestiti di dosso e provocando le reazioni di un gasatissimo Burns, situazione teatrale che, soprattutto nel paese del Sol Levante, ha raggiunto gli scòpi prefissati, mandando il pubblico nipponico letteralmente in delirio.
Nel 2003, il filmato del tour è stato ripubblicato, sia in formato DVD che su Laserdisc, nel video live intitolato Evolution (di nuovo, come nel caso di Rip It Up! e Rip It Up! Live, da non confondere con la quasi omonima raccolta studio in CD, Evolution - The Hits, dello stesso anno, pubblicata sia in versione singola che in edizione limitata doppia).
I maggiori successi
Anche se, forse, il primo singolo del 1984, "You Spin Me Round (Like a Record)", è stato il successo maggiore mai ottenuto dal gruppo, sia nella madrepatria che oltreoceano, il più grande successo in assoluto, i Dead or Alive lo hanno raggiunto in Giappone, con il singolo dei record del 1988, "Turn Around & Count 2 Ten", il quale, ironia della sorte, in Gran Bretagna si è fermato addirittura al Numero 70, rimanendo invece in cima alla classifica giapponese per la bellezza di 17 settimane di fila! Che equivale a poco più di 4 mesi (4 mesi e 1 settimana, per la precisione)...
Altri successi maggiori del gruppo, nel Regno Unito, sono stati invece il singolo del 1984 "That's The Way (I like it)" (Numero 22), i due singoli del 1986 "Brand New Lover" (Numero 31) e "Something in My House" (Numero 12), e gli altri tre singoli estratti dal secondo album del 1985, "Lover Come Back to Me" (Numero 11), "In Too Deep" (Numero 14) e "My Heart Goes Bang" (Numero 23).
Il singolo Numero Uno mondiale: You Spin Me Round (Like a Record) Il singolo "You Spin Me Round (Like a Record)" è stato pubblicato e ri-pubblicato dalla band svariate volte:
* In occasione della primissima uscita, quella originaria del 1984. * Assieme alle copie stampate, nel 1996, per l'album Nukleopatra. * Nell'album Fragile, del 2000. * Un remix del pezzo viene realizzato in concomitanza con la collection di greatest hits, Evolution - The Hits, del 2003. * Nel 2006, dopo la comparsa di Burns nel reality show televisivo del «Grande Fratello VIP» (Celebrity Big Brother).
Il successo da record di Turn Around & Count 2 Ten in Giappone
Come accennato, il più grande successo dei Dead or Alive, fuori dai confini dell'Europa e dell'America, il singolo "Turn Around & Count 2 Ten" resta al Numero Uno, nella classifica giapponese, per ben 17 settimane, nel 1988, accompagnato forse da uno dei videoclip più colorati e più belli in assoluto mai realizzati dal gruppo. La traccia ha rappresentato il primo singolo estratto dall'album Nude, segnando inoltre la partenza dei due componenti del gruppo che, solo alcuni anni dopo, verranno rimpiazzati, Tim Lever e Mike Percy.
Attività recenti
* Dopo i successi maggiori, ottenuti nel corso degli anni ottanta, l'organico originario della band si è diviso nel 1990, quando i compositori e musicisti Tim Lever e Mike Percy hanno abbandonato il gruppo, per iniziare una congiunta carriera indipendente, in qualità di produttori e tecnici del suono. I due possiedono attualmente gli «Steelworks Studios», a Sheffield, in Gran Bretagna.[1] Come tecnici del suono, Lever e Percy hanno ottenuto un successo di gran lunga maggiore rispetto a quello mai raggiunto come membri dei Dead or Alive, scrivendo e remixando singoli Numero 1 per una serie di artisti e band di notevole fama, quali S Club 7, Blue e Robbie Williams.
* Pete Burns e Steve Coy hanno invece reclutato il tastierista Jason Alburey, nel 1996, continuando a registrare e a suonare dal vivo. Anche se non sono mai riusciti a replicare il successo del 1985, i Dead or Alive vantano ancòra un ampio séguito internazionale.
* I Dead or Alive (e talvolta Pete Burns come artista solista) hanno partecipato a molti concerti internazionali, realizzati per le varie manifestazioni legate al Gay Pride, a partire dalla metà degli anni novanta. Durante tutti gli anni '90, Pete Burns era ancòra sposato e non aveva ancòra riconosciuto pubblicamente la sua omosessualità.
Il Grande Fratello VIP
Nel 2006, Pete Burns ha preso parte all'edizione britannica del «Grande Fratello VIP», il reality show televisivo noto nel Regno Unito come Celebrity Big Brother. Il suo look eccentrico, il sorprendente comportamento e gli atteggiamenti a dir poco esplosivi hanno fatto di lui un personaggio centrale dello show, che ha registrato ascolti enormi. Burns è passato alla storia della trasmissione, per aver insultato pubblicamente l'attrice Traci Bingham e per aver eseguito un ballo moderno con il politico socialista George Galloway. Dopo la conclusione del programma, che ha visto Pete arrivare al quarto posto, è stata ripubblicata la versione classica di "You Spin Me Round (Like a Record)", quella originariamente inclusa sul secondo album della band, Youthquake: la ristampa ha raggiunto il Top 5 nella classifica britannica dei singoli. Lo stesso Burns si è dichiarato disgustato dall'operazione, e si dice abbia detto: « "E' come indossare l'uniforme scolastica all'età di 46 anni" »
bellissima la cover di:Hit 'N Run Lover di Carol Jiani [qui in originale ed in versione D.O.A.]
Durante le recenti vacanze di Capodanno, i superiori del soldato semplice Andrei Sychyov l’ hanno legato alla sedia e l’hanno picchiato ripetutamente per ore ed ore, interrompendo solo per mantenere il loro stato di ebbrezza. Quando tutto è finito, a Sychov è stato detto di non dire niente. Lui non si è lamentato affatto e i dottori che l’hanno visitato han detto che stava bene.
Pochi giorni dopo, apparve una cancrena nei punti dove era stato maggiormente percosso. Non è morto solo perché gli hanno amputato entrambe le gambe ed i genitali.
Quando questo esempio di selvaggio maltrattamento nell’ esercito russo è apparso su tutti giornali, è stato tralasciato un dettaglio tanto macabro quanto comune: gli ufficiali hanno anche violentato ripetutamente il povero coscritto.
La parola “iniziazione” non riesce a trasmettere il terrore di dedovshchina, ovvero “la supremazia dei nonni” nell’ esercito russo. Dedovshchina non è uno scherzo in cui le vittime sono forzate a ingurgitare secchi di birra fino a vomitare. Dedovshchina è quello che accade quando il corpo ufficiale perde l’ autorità e i diciannovenni arruolati iniziano a comandare sui diciassettenni e i diciottenni. E’ peggio che arruolarsi in Cecenia. Un ex soldato, Vlad, racconta a Vice che “al nostro primo giorno in caserma, tutti ci gridarono contro: state ben attenti adesso, perché sarà un inferno.”
Molti soldati prima o poi ricevono questo avvertimento: l’ esercito russo conta mediamente qualcosa come 500 suicidi all’ anno pari a circa 45 soldati su 100.000. Negli Stati Uniti se ne contano circa 17 su 100.000. Gli accusatori dell’ esercito dicono che dedovoshchina è la prima ragione di suicidio. Più di 10.000 soldati disertano ogni anno per la stessa ragione. Altri impazziscono, come due militari di leva che, nel 2002, spararono a morte ad otto loro commilitoni nel loro avamposto in Ingushetia, nel sud della Russia. Quando furono catturati alcuni giorni dopo, si giustificarono dicendo che l’avevano fatto “per vendicarsi del dedovshchina.” Per non parlare degli episodi di diserzione di soldati che si sono diretti nelle foreste ed hanno abbandonato i propri reparti.
Gli abusi iniziano dal primo giorno quando i nonni requisiscono i vestiti delle reclute e li rimpiazzano con degli stracci usati e della taglia sbagliata. Questo non è solo un gesto di intimidazione, serve ad identificare le nuove reclute che sono chiamate dukhi, o “fantasmi.” Le reclute devono svolger