Presto correte sul Covo...
oggi il Canarino_Mannaro come sempre mi ha superato di un feet :o)
Feet on Friday
... Da Paura!
...Cliccate sul banner quì sotto,
entrerete nel suo meraviglio mondo!
Hey!!! che aspettate???
Il tatuaggio [dal polinesiano tatau] è sia una tecnica di decorazione (più spesso di pittura) corporale dell'uomo, sia la decorazione con tale tecnica prodotta . Tradizionalmente la decorazione è destinata a durare permanentemente, ma in tempi recenti sono state inventate tecniche per realizzare tatuaggi temporanei.
Nella sua forma più diffusa, la tecnica consiste nell'incidere la pelle ritardandone la cicatrizzazione con sostanze particolari (più precisamente è chiamata scarnificazione) o nell'eseguire punture con l'introduzione di sostanze coloranti nelle ferite.
Origini:
Il tatuaggio è stato impiegato presso moltissime culture, sia antiche che contemporanee, accompagnando l'uomo per gran parte della sua esistenza; a seconda degli ambiti in cui esso è radicato ha potuto rappresentare ad esempio sia una sorta di carta d'identità dell'individuo, che un rito di passaggio ad esempio all'età adulta.
Tatuaggi terapeutici sono stati ritrovati sulla Mummia Otzi (ca. 3300 a.C.) ritrovata nel 1991 sulle Alpi italiane, altro ritrovamento con tatuaggi anche piuttosto complessi è quello dell'"uomo di Pazyryk" in centro Asia con complicati tatuaggi rappresentanti animali.
Tra le civiltà antiche in cui si sviluppò il tatuaggio fu l'Egitto ma anche l'antica Roma, crocevia di civiltà, dove venne vietato dall'imperatore Costantino, a seguito della sua conversione al cristianesimo ("Non vi farete incisioni nella carne per un defunto, ne vi farete tatuaggi addosso. Io sono il Signore" Levitico 19.28').
Altri popoli che svilupparono propri stili e significati furono quelli legati alla sfera dell'Oceania, in cui ogni particolare zona nonostante, le similitudini, ha tratti caratteristici ben definiti. Famosi quelli Maori,ed inoltre fra i popoli del monte Hagen, giapponesi, cinesi e gli Inuit anche se praticamente ogni popolazione aveva suoi caratteristici simboli e significati.
Nella zona Europea dopo che per motivi religiosi venne praticamente proibito, venne "riscoperto" al momento delle navigazioni della zona oceanica (ad es. James Cook).
Tecniche di tatuaggio:
Gli Inuit usano degli aghi d'osso per far passare attraverso la pelle un filo coperto di fuliggine (la china, che artigianalmente e impropriamente si adopera per lo scopo è in fin dei conti una sospensione acquosa di fuliggine).
Nelle zone oceaniche il tatuaggio viene eseguito tramite i denti di un pettine di osso che fermato all'estremità di una bacchetta, e battuto tramite un'altra bacchetta, forano la pelle introducendo il colore, ottenuto quest'ultimo dalla lavorazione della noce di cocco.
I giapponesi, con la tecnica detta 'irezumi', usano sottili aghi metallici e pigmenti di molti colori, ed introducono nella pelle sostanze di natura chimica diversa e di colore diverso. La tecnica giapponese prevede che gli aghi siano fatti entrare nella pelle obliquamente, con minor violenza, ma comunque in modo abbastanza doloroso.
Il tatuaggio occidentale viene invece eseguito tramite una macchinetta elettrica, cui sono fissati degli aghi in numero vario a seconda dell'effetto desiderato; il movimento della macchinetta permette l'entrata degli aghi nella pelle, i quali depositano il pigmento nel derma.
Infine, la tecnica americana (che è diventata la tecnica occidentale) che ricorre alla macchinetta elettrica ad aghi, determina sensazioni calde, vibranti, ma non dolorose. La componente della sofferenza segna una netta spaccatura tra il tatuaggio odierno, di stampo occidentale, e quello del passato, diffuso in Asia, Africa ed Oceania.
In tali contesti l'esperienza del dolore (che da noi viene rifiutata: qui è richiesta solo la tecnica americana) è fondamentale, in quanto avvicina l'individuo alla morte e la sopportazione del dolore diventa esorcizzante nei confronti della stessa. Oltre all'esperienza del dolore, è indispensabile la perdita di sangue. Il sangue è l'indicatore per eccellenza della vita: spargere sangue, in modo controllato e ridotto, quando si esegue un tatuaggio, significa simulare una morte simbolica.
Tra le sostanze più usate ci sono il cinabro (usato per il rosso), il cromossido (per il verde) e il cobalto (per il blu) o polveri fini di minerali, oro o argento.
Tribale:
Tribale è il nome che viene dato a quella categoria di tatuaggi che si è affermata a partire dai primi anni novanta e che si basa sui tatuaggi tradizionali degli indigeni delle varie isole del Pacifico (Samoa, Isole Marchesi, Hawaii), dei Dayak del Borneo, dei Maori della Nuova Zelanda e dai Nativi Americani.
Lo stile tribale è caratterizzato da disegni astratti, formati da linee dalla silhouette molto marcata, di solito riempiti totalmente di nero. Spesso i disegni vengono effettuati in maniera tale da enfatizzare le linee naturali del corpo e della muscolatura. È altrettanto diffusa l'utilizzo di linee molto intricate e con disegni geometrici ripetuti che rappresentano la reinterpretazione di flora e fauna
Giapponese:
In giapponese i tatuaggi sono chiamati irezumi (ireru inserire sumi inchiostro nero) o horimono (horu inscrivere mono qualcosa). I più classici disegni del tatuaggio tradizionale giapponese sono:
* i dragoni
* i fiori di ciliegio, simbolo della trascendenza ed evanescenza della vita umana
* Fudomyo-O, versione giapponese della divinità buddhista Acalanatha, versione furiosa del Buddha
* Kara-jishi, animale mitologico
* le carpe koi, simbolo di perseveranza e coraggio
Biomeccanico:
Ispirato ai lavori di Hans Ruedi Giger questo tipo di tatuaggi ha avuto il suo momento di gloria negli anni ottanta e nei primi anni novanta.
I tatuaggi biomeccanici di solito rappresentano creature composte da organi o membra umane fusi indissolubilmente con parti meccaniche.
Lettering:
Stile di tatuaggio in cui delle parole o frasi sostituiscono o integrano i disegni. Di solito vengono scritti i nomi dell'amata (pratica sempre sconsigliata visto che gli amori passano ed i tatuaggi no), messaggi politici o motti di varia natura.
Alcuni esempi di Arte del Corpo!

↑ Grab this Headline Animator

Sintomi inconfondibili, diagnosi semplice: con il mal d'Ikea non si può sbagliare. Senti un'irresistibile attrazione per il giallo ed il blu, specialmente se abbinati? Ti rechi periodicamente da solo o in compagnia all'Ikea? Vieni colto da un'indefinibile e irresistibile voglia di andare a fare un giro da Ikea, anche senza scopo preciso? Sai cos'è Vaslo? Quali piatti puoi gustare al bar? Hai mai assaggiato i biscotti che si trovano in prossimità delle casse? Se hai risposto di sì a meno di tre domande, sei un portatore sano. Se le tue risposte positive sono più di tre, sei un Ikea-dipendente e, molto probabilmente, hai appena accantonato il catalogo 2007. Nata nel 1943 dal genio imprenditoriale di Ingvar Kamprad, Ikea oggi è un colosso mondiale dell'arredamento. Prima di creare il suo impero, pare che il signor Kamprad girasse in bicicletta vendendo fiammiferi; i suoi primi guadagni furono reinvestiti estendendo il suo giro d'affari al commercio di pesce, decorazioni natalizie e oggettistica varia fino a diventare un grossista factotum. Con il tempo, gli ordini si fecero così numerosi che egli dovette permettere ai suoi stessi clienti di toccare con mano e acquistare direttamente ciò di cui erano in cerca: vide così la luce il primo megastore Ikea. Oggi Ikea è presente in almeno in 29 paesi e, in particolar modo, nelle case degli abitanti di queste nazioni, addirittura con gli stessi mobili! Ikea e il suo life style sono un perfetto esempio di globalizzazione: basti pensare che il catalogo Ikea supera di vari milioni di copie la tiratura della Bibbia - che sia un segno? Per conoscere o guarire da questa malattia, il libro Soffro d'Ikea è un'utilissima guida. Il formato è tascabile e accattivante, anche se dalle misure inusuali: chissà che non sia stato pensato per chi, già intossicato d'Ikea, vuole portarselo dietro per riguadagnarsi la libertà. I saggi contenuti nel libro analizzano i vari aspetti che Ikea contamina con i suoi prodotti: il primo tratta il disturbo Ikea e la sua sintomatologia, segue una breve storia del creatore del marchio, un'inchiesta sui reali bisogni dei consumatori e le loro opinioni e alcune argute illustrazioni di Héctor Navarrete. Nella sezione InchiestIkea, intolre, c'è un'attenta e impedibile analisi del prodotto medio di Ikea da parte di una artigiano italiano del legno. Il testo si chiude con un interessante spaccato di Ikea contro l'identità nazionale italiana e alcune indicazioni bibliografiche di testi o siti internet dedicati - è curiosamente alto il numero di questi ultimi! nonostante i toni siano piuttosto vivaci, Soffro d'Ikea non è CONTRO Ikea: l'indagine degli autori è molto sottile e mira a combatterne l'abuso. Alcuni provocatori esempi sono gli acquisti superflui, le intere famiglie che campeggiano nei centri commerciali e, il più eclatante, le reazioni dei bambini dinanzi ad un oggetto identico ad uno di loro proprietà. Il bambino, illuso di avere un oggetto unico, è ignaro della sua riproducibilità e lo ricerca come proprio, mosso da una sorta di imprinting. Per contro, è difficile biasimare coloro che scelgono Ikea: come spiegano sia alcuni acquirenti sia il falegname interpellato, Ikea offre mobili mediocri a buon prezzo ed è l'ideale per chi cerca soluzioni provvisorie, specialmente per i bambini. Il giudizio sull'Ikea tentacolare cambia se si analizzano gli altri fattori in gioco, come dimostrano i saggi contenuti nel libro con i dati alla mano: da dove viene il legno utilizzato? Quali sono le condizioni di lavoro delle persone che producono i mobili? Non è forse vero che andare da Ikea significa ricevere migliaia di inviti al consumismo più sfrenato? Perché Ikea mira a soddisfare la fame di consumo dei bambini? E tale brama è reale o è suscitata nei genitori? La sorpresa è proprio qui: dietro ai mobili colorati e minimalisti, c'è lo sfruttamento dell'ambiente e del lavoratore in nome di una omologazione di massa. Se è impossibile riproporre di rivolgere i propri acquisti ai piccoli artigiani, non è fantascientifico pensare di trovare una giusta sobrietà, raggiungibile dopo la scoperta del vero volto di Ikea svelato da questo libro.
Titolo: Soffro d'Ikea
Autore: Erik Gunnar Trjo [pseudonimo di Aldo Sciacca, Daniele Titta e altri]
Prezzo: € 12,00
171 p. ; 15 x 21cm
Editore: Le conte
E per divertirsi un pò...
beccatevi questo Spot!...
a mio parere divertentissimo, dal titolo:
"la divorziata"
Ikea Spot - Ikea
BuonaVisione|Zio|House